bisticcio

s. m. gioco di parole consistente nell'accostare parole di suono analogo, ma di significato diverso.
1351-1400 [GRADITe 1887]
- Gidino da Sommacampagna, Trattato e arte deli rithimi volgari, 1351/1400 (ver.): "E nota che bestiço èe quando alguna vocale, osia pluxore vocale, sono cambiate in una dictione, sempre remanendo ferme tutte le lettere consonante dela ditta dictione con lo suo primo accento. E fi ditto bestiço quasi 'bis tegens', impercioché le vocale de una dictione per lo meno sono mutate una volta; onde le prime vocale e le seconde vocale sono tecte, scilicet 'coperte', due volte dale prime medesime consonante...".
- Edmondo DE AMICIS, Spagna, 1873, § Valenza, p. 480: "Se v'è un proverbio insolente e bugiardo, è quell'antico proverbio spagnuolo che dice: in Valenza la carne è erba, l'erba è acqua, gli uomini son donne e le donne nulla. Lasciando da parte quella della carne e dell'erba, ch'è un bisticcio, gli uomini, specie del basso popolo, sono alti e robusti ed hanno un aspetto ardito quanto i catalani e gli aragonesi, con qualcosa di più vivo e di più luminoso negli occhi; e le donne sono per consentimento di tutti gli Spagnuoli e di quanti stranieri hanno viaggiato in Spagna, le più classicamente belle del paese".
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Scheda di redazione - TLIO - 12/03/2025